Come si dice ‘melagrana’ nelle varie lingue e dialetti?

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Abbiamo imparato che, contrariamente all’uso comune spesso errato, il nostro frutto preferito è la melagrana, da distinguere dal maschile melograno, che indica la pianta.

Origine del nome in italiano

Il suo nome deriva dal latino “malum granatum”, molto banalmente sta per “mela coi semi”; mentre il nome scientifico, Punica granatum, deriva dal latino punicus su idea di Plinio, che riteneva provenisse dall’Africa Settentrionale.

Pianta e frutto nei vari dialetti

In Italia abbiamo una ricchezza e una varietà di dialetti tale che spesso un termine noto a tutti al Nord, al Sud lascia con un punto di domanda palese nell’espressione sconfortata del malcapitato di turno e viceversa (vedi la cadrega del celeberrimo film Tre Uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo).

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A Nord per il frutto del melograno prevalgono le forme maschili composte con pomo, vedi pomo granato in Piemonte e Lombardia, pomoingranato o meloingranato nel Nord-Est, gramagno e magragno nel veronese (dall’albero, chiamato magragnar), pomo granero o melagrano in Emilia; fa eccezione la Romagna dove si usano, alternativamente, i femminili melaingranata, melagranara mela garnera.
Spostandoci al Centro, in Toscana è testimoniata l’affermazione dei vari melagrana, melaingrana e melangrana; per la pianta vale il corrispondente maschile. In Umbria prevale melagranata, come in Abruzzo e nel Lazio settentrionale, mentre nella parte più meridionale della Regione è diffuso il maschile melogranato, usato anche in Molise e in Puglia fino al Gargano.

Ma scendendo sempre più verso il tacco dello stivale è la diversità a farla da padrona; ecco quindi che nel Salento si usa sita/seta, mentre in Calabria ci si riferisce col termine rodi, nome greco del frutto. Nel resto del Sud e quindi in Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia, si usa sia per la pianta che per il frutto granato, contrapposti ai sardi melagranata o granata.

La traduzione di ‘melagrana’ in altre lingue europee

Mela coi semi dal latino malum granatum, dicevamo, per quanto riguarda l’italiano. Stessa origine e quindi stesso significato per i termini francese Grenadier, spagnolo Granado, tedesco Granatapfel e inglese Pomegranate. In inglese antico invece vi si riferiva come apple of Grenada, la città spagnola.

Un frutto simbolo di una città

Molto interessante è il collegamento appunto tra questo frutto e la Spagna, dove viene chiamato granada, proprio come la città di cui è assurto a simbolo. Nell’XI secolo, sotto la dinastia berbera degli Ziridi, Granada divenne capitale col nome di “Medina Garnata”. Se il nome “medina” equivale in arabo al suffisso “-cittá”, meno ovvia è l’origine della parola “Garnata”.
Secondo alcuni il termine deriverebbe dal latino “granatum” – in spagnolo tradotto in “granado” – e starebbe ad indicare l’albero del melograno, che avrebbe quindi dato il nome alla sua cittá.

Granada

Altri invece sostengono che il termine provenga dall’arabo “gar-nat”, tradotto come “collina dei pellegrini”.

Nel primo caso i Romani avrebbero battezzato così la città per via del frutto, simbolo d’unione fra culture diverse. Nella seconda ipotesi, gli Arabi avrebbero definito la città “collina dei pellegrini”, in onore di tutti quei viaggiatori che dal deserto giungevano a casa in seguito ad un lungo viaggio.
Entrambe le ipotesi sono comunque molto affascinanti.

Altre traduzioni

Lasciando il nostro continente, è interessante notare come una radice del nome del frutto derivi dall’antico egiziano rmn; da esso derivano l’ebraico rimmôn e l’arabo rummân. Dall’arabo, a sua volta, il termine si diffuse in altre lingue, con variazioni note quali il portoghese romã e il maltese rummien.

Possiamo quindi concludere come la melagrana sia un frutto “cosmopolita”, chiamato spesso con nomi totalmente diversi, ma dal sapore unico!

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