Mitologia di morte e rinascita legata al melograno

persefone

Il melograno è uno degli elementi naturali maggiormente coinvolti nella mitologia antica, greca, ma non solo.

Sono molteplici infatti gli dei che, nel bene e nel male, si sono ritrovati carnefici o vittime di un destino legato a questa pianta.

Tra questi Dioniso, dalle cui stille di sangue (dopo che, fatto a pezzi dai Titani su suggerimento di Era, i suoi resti vennero messi a bollire) sarebbe nato un albero di melograno, in una contrapposizione morte/vita.

Sicuramente uno dei miti greci più famosi legati al frutto è quello di Persefone/Kore. La giovinetta stava giocando in compagnia delle ninfe e, mentre si era soffermata per cogliere un narciso venne rapita da Ade, segretamente innamorato di lei per la sua bellezza, che la portò con sé nel suo regno: gli Inferi. La madre Demetra, preoccupata della scomparsa della figlia, riuscì dopo lunghe ricerche a scoprire quale fosse stato il suo destino. Sopraffatta dal dolore, decise di vendicarsi verso gli dei facendo sì che non crescesse più nulla sulla Terra, in una condizione di inverno perenne (prima esisteva solo la bella stagione). In questo modo, infatti, gli uomini sarebbero morti di carestia, mentre gli dei non avrebbero più potuto contare sui loro sacrifici. Allora Zeus inviò Ermes a intercedere presso Ade affinché rimandasse indietro Persefone. Prima di farlo, però, il dio fece mangiare alla sua amata sei chicchi di melagrana, di modo che, mangiando del cibo nel regno dei morti, la giovinetta fosse costretta a farvi ritorno ogni anno per alcuni mesi.
Fu così che Demetra decise di far tornare la bella stagione sulla Terra per 6 mesi all’anno, il periodo in cui la figlia aveva diritto a stare con lei sulla Terra. Amore (madre/figlia e Ade per la sua amata) e morte (regno dei morti e morte della natura e degli uomini per fame) dunque che spiegano l’avvicendarsi delle stagioni. E anche qui la melagrana porta alla morte, ma anche alla rinascita.

Altri due miti greci sono legati alla pianta del melograno in questo dualismo ancestrale. Orione, giovane cacciatore, sposò Side. Come punizione per aver sfidato Era in una gara di bellezza, quest’ultima venne scaraventata nell’Ade, dove si trasformò in pianta di melograno.

Anche Niobe, giovane bella e fertile (altro significato da sempre connesso al frutto) regina di Libia, fece una fine tragica per colpa della sua vanità/superbia. Felicemente sposata con Antiao, a cui diede 6 figli maschi e 6 femmine, osò definirsi meglio di Latona, che aveva dato a Giove solo due figli, Apollo e Artemide. La sua punizione fu terribile: i 6 figli maschi furono uccisi da Apollo, le 6 figlie da Artemide e per di più venne trasformata in roccia; da essa si narra che sgorghi una sorgente alla cui ombra sorge un’unica pianta: un melograno (simbolo di fecondità). Anche qui dunque i due opposti cardinali che si riuniscono, morte e vita.

Un ultimo mito è legato a questo dualismo, quello frigio di Agdistis. Egli venne generato dalla roccia Agados, che aveva assunto le sembianze della Grande Madre, quando su di essa cadde il seme di Papas, il dio del Cielo. Nessuno voleva l’impegno di educare questo essere androgino per il suo temperamento selvaggio. Allora Dioniso (che nel primo mito era vittima) lo fece ubriacare e, mentre dormiva profondamente in un bosco, decise di legare il suo membro con una fune; quando si risvegliò Agdistis tirò in modo da evirarsi da solo; dai fiotti di sangue che sgorgarono sorse un melograno.
In quel bosco passeggiava Nana, figlia del dio fluviale Sangarios, che ne colse un frutto e se lo pose in grembo. Dal semplice contatto col suo seme nacque poi il dio Attis.
Anche qui, nemmeno a dirlo, morte e rinascita legate alla melagrana.

Gli Egizi deponevano tale frutto all’interno dei sepolcri, i babilonesi che credevano che mangiarli prima della battaglia li rendesse invincibili, mentre i Romani ornavano i capelli delle spose con dei rametti di melograno come buon auspicio per la nascita di figli, i frutti del matrimonio.

La melagrana è quindi il frutto che, più di ogni altro, è legato a doppio filo al significato di morte e al suo opposto, la vita, sotto forma di rinascita e di fecondità.

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